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17 January 2014

100

Festeggio il centesimo post del blog dandomi un po' di arie, ovvero linkando uno degli articoli che, nel micrcosmo del fumetto in rete, mi ha dato più soddisfazione leggere. Perchè fa parte di una rubrica ben fatta, scritta da Ned Bajalica, un disegnatore molto bravo con cui ho scoperto di condividere parecchi autori preferiti. E perchè, non voglio far finta di niente, mi lusinga assai!

Buon 100esimo post a questo bloghino, un po' trascurato ultimamente, lo so, e buon 2014 a tutti!


Per leggere l'articolo clicca QUI.


12 January 2013

Le beau voyage.



Capita molto raramente. 
Leggere un fumetto così forte da restarti inchiodato in testa, dominarti la giornata e, già lo sai, incidere su quelle a venire. Ne scrivo anche, forse, per scordarmene e tornare ai miei, di fumetti.

Facciamo dunque i conti con "Le beau voyage", volume di 54 pagine scritto da Zidrou, disegnato da Benoit Springer e colorato da Séverine Lambour per Dargaud. 

Dico subito che in italia ancora non è uscito, e credo che anche in Francia sia una novità di questi giorni. Da parte mia l'ho acquistato in digitale sul sito Izneo.com, di cui sono assiduo frequentatore. La prima lettura ha risentito della mia diciamo non eccelsa conoscenza della lingua. Sufficiente per comprendere tutti gli elementi narrativamente rilevanti, insufficiente per cogliere i giochi di parole e, probabilmente, la sottesa ironia di alcuni passaggi.


Per chi come il sottoscritto è frequentatore del fumetto d'avventura, un volume incentrato fin dalla copertina su una piscina, per lo più vuota, potrebbe sembrare ostico, potenzialmente noioso. Non lo è se questo particolare ambientale diventa parte integrante del dramma di una famiglia, come potrebbe esserlo l'Overlook hotel in Shining, pur se mondato dalle presenze maligne. Ci si immerge nella storia di Léa, una ragazza bionda a cui rubano il cellulare proprio nel momento in cui sta per darle una terribile notizia: la morte improvvisa del padre. Si scava dunque, attraverso l'uso sapiente dei flashback, nel presente e nel passato della protagonista e dei suoi famigliari, su cui grava l'ombra di un'altra scomparsa, quella del primogenito.



Come nei film più riusciti di Chabrol (ad esempio "Grazie per la cioccolata") si mettono a nudo le meschinità di un nucleo famigliare borghese 'per bene' (atroce qualifica, lo so) attraverso un conflitto generazionale che risale ad ondate la memoria di Léa. Il padre, la madre, il fratello, la sessualità, un carattere che prende forma come prodotto delle nevrosi altrui. Si intuiscono gli effetti esiziali di quella che ln campo pseudoscientifico si definisce costellazione famigliare. La trama procede con sicurezza attraverso i rimandi temporali e proprio il tempo e la sua conseguenza estrema - la morte - sembra essere il protagonista impalpabile, assoluto della vicenda.   
  

Ci sarebbe materiale per un film difficile da dirigere e da recitare. Ma qui siamo nel Regno del Disegno, anzi del racconto disegnato nell'accezione più alta del termine. Eppure non menziono il cinema a caso: la narrazione è prettamente cinematografica e chi volesse estrapolare le vignette de "Le beau voyage" per trasferirle sul grande schermo si ritroverebbe fra le mani uno storyboard perfetto. A patto di convocare attori in grado di recitare come Springer ha saputo disegnarli. Le espressioni, il linguaggio del corpo (ma anche il guardaroba e la scenografia) comunicano con pochissimi segni una stratificazione di informazioni tale da rendere le 54 pagine di questo volume dense di significati da cogliere anche a livello subliminale. Mai superflui, mai fini a se stessi, siamo lontanissimi dal virtuosismo e ben piantati nell'economia del racconto. Ma fiorisce soprattutto - e questo è il grande dono di Springer e di Séverine Lambour - l'estetica, il piacere degli occhi, per citare un altro grande cineasta d'oltralpe.

Mi sono ritrovato sorpreso, dopo mezza esistenza passata vivendo il fumetto da dietro le quinte della professione, nel constatare la naturalezza disarmante e la potenza con cui questo mezzo sa raggiungere, se fatto in un certo modo, il cuore del lettore. Tre autori ed i loro personaggi, disegnati con una penna Bic (si proprio quella che usavamo per i temini delle elementari) possono farlo, evidentemente.  

Meglio non anticipare altro perchè la trama va preservata in tutto. Spero di aver esorcizzato questo libro che, se siete padri in particolare, ha il potere di smascherarvi. Leggetelo, sapendo il francese… oppure attendiamo (insieme) l'edizione italiana che spero non tardi ad arrivare.   

©authors/Dargaud


02 September 2011

Setting the standard (recensione semiseria)


Quanti sono i nomi dei maestri della nostra arte riconosciuti univocamente come vette indiscusse? Pochissimi. Fra questi, i superlativi assoluti si sprecano da oltre mezzo secolo per Alex Toth, considerato dal sottoscritto l'Inarrivabile per eccellenza. Genio è la parola che ricorre più spesso, anche nella recente trilogia di ristampe "ufficiali" a lui dedicata. Termine appropriato più che mai, ma anche un po' logoro.
Di solito tra colleghi, nelle lunghe e talvolta ripetitive chiacchierate a proposito dei giganti sulle cui spalle noi nanetti poggiamo le estremità, basta nominare Toth per ricomporre eventuali discordie, riappacificare gli animi dopo sanguinolente dispute su chi sia stato il miglior disegnatore western o di guerra, storico o noir. Toth dominava tutti i generi, semplicemente. Eccezion fatta per i supereroi: in quel campo, pur avendo fatto bene, i numi tutelari bisogna andarli a cercare altrove.
Internet, unitamente al triste evento della dipartita del maestro nel 2006, ha catalizzato un deciso allargamento della cerchia dei fan di Alex Toth (a cui tuttavia mi picco di appartenere "dalla prima ora"). Finalmente la sua opera arriva a tutti grazie alle ristampe di storie, illustrazioni, model sheets, ma anche per le sterminate dissertazioni in cui egli stesso (forse più incline alla sintesi nel disegno che nella scrittura) si produceva commentando, recensendo e stroncando ciò che accadeva intorno a lui, nel mondo dei comics.

Giungo dunque al cuore di questo post: l'ultimo acquisto fresco fresco da Amazon - "Setting the standard, comics by Alex Toth 1952-1954" di Greg Sadowski, Fantagraphics book 2011, 432 pp, $39.99.

Copre il periodo in cui Toth, conclusasi rocambolescamente l'esperienza alla National/DC (voci non confermate riportano che Alex appese per il bavero il suo editor fuori dalla finestra del 35simo piano), passò ad illustrare storie d'amore per la Standard Comics, quasi sempre limitandosi alle matite. Un periodo molto importante e formativo per la sua carriera: la sfida era rendere interessanti visivamente queste brevi storiette un po' da fotoromanzo (diremmo noi), dove il pathos era invariabilmente costituito da ripetuti e voluttuosi baci.
Le composizioni sono straordinarie, di un'inventiva fuori dal comune, come il lavoro sul lettering, le espressioni, l'abbigliamento e l'arredamento (poiché agli albori dell'epoca televisiva le tendenze si affermavano anche attraverso le riviste illustrate ed i fumetti).
A parte quattro mirabili storie ripassate dallo stesso Toth, le chine sono di Peppe, Celardo, Barry, fra i quali l'eccellenza è raggiunta dal solo Peppe. Il libro ha il merito di essere esaustivo e di stampare le scansioni dei fumetti originali a colori, presumibilmente prelevate dalle copie meglio conservate. In più c'è un'intervista che non ho ancora letto, una breve sezione dedicata al commento critico, ben fatta, e la riproduzione degli originali di "I fooled my heart", inchiostrati da Toth. Grafica e stampa bellissime: mio consiglio spassionato …. BUY, BUY, BUY !!!